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G-LONE BLOG Poesie e racconti lunghi una stagione Salta al contenuto Home I Miei Blog G-Lone Racconti Versi Scrivimi ← Post più vecchi Una notte sull’Everest Posted on 6 marzo 2012 | 5 commenti “Una notte sull’Everest” (l’apparenza inganna) Prima stesura: settembre 1979 Ultima: novembre 1998 Opera prima! Primo racconto (giovanile ) Un racconto apparentemente senza alcun senso, dove invece sono nascosti riferimenti a tutte le espressioni sociali e politiche proprie dei periodi di riferimento degli aggiornamenti (il 1979 e il 1998). Dalla politica alla cultura, dalla religione al sesso, dall’esercito ai luoghi comuni, dal valore dell’apparenza alle discriminazioni, tutto si svolge nel più grottesco non-senso che a quel tempo, come genere letterario, non era stato ancora inventato. Insomma veramente un’opera prima di cui vi lascio un piccolo assaggio, per non infierire. Considerate che sono trenta pagine tutte così e che molte cose non le ho capite nemmeno io che le ho scritte. Ma questa non è una novità [...] Una coppia di giovani fidanzati, Lui ottantanovenne e Lei centenaria e bavosetta, passeggiavano al chiaro di luna, scambiandosi teneramente dolci baci in abbondante secrezione salivare. Lui tentò più di una volta di concretizzare ma ricevette sempre un languido rifiuto, motivato dal fatto che erano troppo giovani e che avrebbero avuto tutta la vita per fare certe cose. Lei, tra lâ��altro di buona famiglia, non poteva rincasare tardi in quanto i genitori erano molto severi e inoltre non vedevano di buon occhio la relazione dei ragazzi: non accettavano che la figlia si fosse messa con uno più giovane. Quella sera però la bavosetta fece uno strappo alla regola…  e non fu più capace di ricucirlo. Ma Lui insisteva, insisteva, insisteva (1), tanto che Lei ad un certo punto perse la testa e Lui la lasciò subito perché… senza testa non gli piaceva più. E Lei pianse, pianse per giorni e per notti fino a sciogliersi. E in quel luogo, testimone di sì tanto dolore, sorse una chiavica. [...] Nella scuola media superiore il povero direttore didattico non mise mai piede né altri parti del corpo, inoltre la nazionale di calcio era corrotta dallâ��inizio alla fine; è evidente che un tale stato di cose non poteva favorire né lâ��occupazione nel Sud né il rilancio dellâ��economia. Per questo, mentre era in pieno svolgimento lâ��ennesimo incontro al vertice(2), tutti si diedero alla Fuga. La Fuga ne fu sessualmente appagata. Quanto tempo era passato dallâ��ultima volta che si erano visti e quanto ne sarebbe passato ancora se non si fossero fortuitamente incontrati in quellâ��atollo, novanta miglia a sud dellâ��isola di Pasqua(3). Non era stato forse il destino a farli ritrovare? Non era stato forse il destino a tessere, intrigante, le fila delle loro inutili vite, fino a riunire in una sola anima due cuori che soli non sapevano più battere? Mai che il destino si faccia un mazzolino di cazzi suoi. [...] Il Cantautore Paraninfo (che per comodità di narrazione dâ��ora in poi chiameremo Doremifasollasibemolle) ricevette una missiva di biasimo dal Consiglio di Sicurezza  del C.A.Z.O.(4) nella quale lo si invitava, anzi gli si intimava, di non precorrere i tempi. I tempi, chiaramente, si costituirono parte civile. â��Parte Civile, parte Sociale, parte Cipazione, parte Nopea: se partono tutti rimarrò soloâ��, esclamò Doremifasollasibemolle tanto affranto. Dopodiché, con molta mestizia, adagiò sulla spalla destra il suo pianoforte a mezza coda e si recò nel suo ripostiglio dove si chiuse a chiave ed ivi restò per sette anni, sette mesi e sette giorni suonando e cantando ininterrottamente, con struggente angoscia, sempre la stessa canzone: â��La vita è bella e la voglio goderâ��. [...] Note_____________________________ (1) Lui era uno che insisteva molto. (2) Cioè a dire â��sulla puntaâ��, con tutte le difficoltà che la situazione comporta. (3) Si chiama così anche a Natale. (4) Composers & Authors of Zone Organization . → 5 Commenti Inserito in Racconti Etichette chiavica, cuori, destino, everest, fidanzati, notte, Racconti, racconto, scuola, sud Mai, per sempre. Posted on 27 febbraio 2012 | 8 commenti Sono ancora vivo. Almeno credo. Vivo una vita già vissuta da sempre dove tutto è dimenticato. Dove l’antico è nuovo e il nuovo antico. Dove tutto è in divenire, tutto immobile, e ogni cosa è diversa e uguale a sé stessa. E mi sembra di essere vivo, ma forse mi sbaglio: forse lo ero, forse non lo sono mai stato, forse lo sarò per sempre. E sono stanco. → 8 Commenti Inserito in Versi Etichette antico, divenire, nuovo, poesia, poesie, vivo In morte di una goccia di pioggia Posted on 20 febbraio 2012 | 6 commenti Câ��è una panchina in pietra nel mio paese, che guarda al tramonto, attraverso gli spigoli delle sue abitazioni, tra le fessure delle sue mura annoiate. E da quella panchina scorgo un bambino, alla finestra dâ��un monotono autunno, fissare le gocce di pioggia rincorrersi sui fili tesi tra le vecchie case, e vederle cadere in strada. E mi prende la stessa angoscia di allora, quando credevo che, cadendo, sarebbero morte. A volte, una goccia si fermava, come sapesse, come non volesse abbandonare quel filo sicuro. Ma le altre la raggiungevano, e la spingevano giù, senza pietà, anzi, cadevano insieme. Provo al ricordo lo stesso sottile dolore. Un dolore bambino. Oggi che sono vecchio. Câ��è una panchina in pietra nel mio paese, che guarda al tramonto, attraverso gli spigoli del suo gremito deserto, tra le fessure del suo convulso fluire. E da quella panchina non scorgo più il mio paese: la mia gente, i miei viali, le mie caseâ�¦ i miei fili. Tutto è cambiato. Tutto mâ��è estraneo. Anchâ��io. Ma dentro io sono lo stesso di allora: sono il bambino che piange la morte di una goccia di pioggia; sono il ragazzo che non ha fretta di crescere; sono lâ��uomo che aspetta ancora lâ��occasione per vivere. No! Sono solo una goccia giunta alla fine del filo. Sono solo un vecchio, stanco della sua nostalgia, che, dalla panchina in pietra del suo ignoto paese, guarda al tramonto, nella speranza dell’ultimo. GR → 6 Commenti Inserito in Versi Etichette autunno, bambino, dolore, filo, goccia, paese, panchina, pioggia, poesia, poesie, tramonto, vecchio, versi La carezza del mare Posted on 16 febbraio 2012 | 7 commenti Tu che sai, tu che puoi, siedi e ascolta, amico mio. Io sono il mare, sterminato sentimento, fatto di sogni e di tante illusioni, fatto di lacrime di gioia e dolore, fatto di addii, partenze e ritorni. Io sono il mare, sterminata passione, che sa amare e sa odiare, dare la vita e toglierla, io sono la vita, io sono la morte. Io sono il mare, sterminata preghiera, speranza e delusione, forza e rassegnazione, sono l’antico rinnovarsi della solitudine, la sua bellezza, il suo conforto. Io sono il mare, sterminato racconto, che ha visto secoli di umanità cercarsi, avventurosa e ostile contro di sé, e affogare nella propria inconsapevolezza. Io sono il mare, sterminato mare e tu sei parte di me. Ascolta questo suono stupendo di vita, che molti vorrebbero sentire, che pochi riescono a possedere. E’ la carezza dell’immenso che puoi sfiorare, dell’infinito dentro cui perderti, dell’universo in cui galleggiare. E’ la carezza del tuo Dio tangibile. Gr → 7 Commenti Inserito in Versi Etichette Dio, illusioni, immenso, la carezza, mare, passione, poesia, poesie, rassegnazione, sogni, solitudine, universo, vita La nevicata del ’56 Posted on 10 febbraio 2012 | 8 commenti → 8 Commenti Inserito in Racconti Etichette 56, nevicata, Racconti Sotto un cielo di sale Posted on 8 febbraio 2012 | 4 commenti Questo è il testo di una mia canzone, con un arrangiamento da ballata-valzerviennese lento, scritta nel 2000 e ripresa e corretta nel 2006. La canzone è un apologia dell’individualismo a tutti i costi. Il poeta ha cose da dire, cose molto intime, scomode, innovative, cose contro e cerca in tutte le maniere di far arrivare il suo messaggio, che sembra invece non interessare nessuno. Allora cerca argomenti più consueti e abusati, ma l’unica cosa che ottiene è solitudine e commiserazione. Rifiutare i compromessi ha un prezzo, come accettarli, e prima o poi bisogna pagare. L’alternativa? Avrebbe potuto imparare a vendersi, finendo al caldo dentro una confortante omologazione. Sotto un cielo di sale Sotto un cielo di sale, parlava coi pesci, inventandosi favole amare, ed i pesci restavano muti a sentire, ed alcuni non vedevano l’ora di andare. Sulla sabbia scriveva i suoi versi da idiota che le onde portavano via; - Non m’importa – diceva – se tu non li senti, quel che conta è la mia poesia -. Dalla tasca sfilava i suoi sogni di carta per lavarli con l’acqua di mare, forse solo per rendergli un po’ di sapore, forse, meglio, per farli affogare. E la luna e le stelle specchiavano luci che nessuno può mai raccontare, sette note per una canzone d’amore sono troppe da dover cantare. Senti il vento che soffia sugli anni, alza polvere da non veder più, e gli amici e gli amori che ora ti vendi e alla fine non resti che tu. Ma sei certo che questo non ti può bastare, siete troppi anche solo che sei, ed allora per smettere tutto quel chiasso, ridi forte imprecando agli dei. Sotto un cielo di sale, giocava coi pesci a nascondersi e farsi trovare… fosse stato soltanto un po’ meno distratto, forse avrebbe imparato… a nuotare! GR   → 4 Commenti Inserito in Versi Etichette acqua di mare, amici, amori, apologia, ballata, canzone, cielo, dei, favole, luna, mare, pesci, poesia, polvere, sabbia, sale, solitudine, stelle, vento Senza domani Posted on 4 febbraio 2012 | 4 commenti Chi non ha desiderato, almeno una volta nella vita, di venire a conoscenza del futuro? Conoscere in anticipo l’esito di un appuntamento galante o d’affari, quello di un esame, o magari conoscere solo il futuro di lì a due ore, in modo da poter affrontare le situazioni con un vantaggio rispetto alla vita, quello di non essere presi alla sprovvista. Insomma vanificare l’effetto sorpresa. Già, l’effetto sorpresa… Ma cosa sarebbe questa stupida vita senza il suo “effetto sorpresa”? Una noia infinita, una routine senza fine, senza stimoli, coi giorni tutti uguali. Eppure, nonostante questo, avere la possibilità di conoscere il futuro resta un sogno che affascina molti. Tranne chi lo conosce! - Non arriverò al prossimo mese - Mi disse Rino con gli occhi lucidi fissi al soffitto. La settimana precedente gli era stata diagnosticata una forma fulminante di adenocarcinoma pancreatico. Cancro al pancreas. - Conosco il giorno della mia morte. E adesso? Adesso so che non avrei voluto saperlo, perché la mia vita è già finita prima di finire. So che non vedrò il prossimo Natale, la prossima neve, la prossima primavera. So che questa è stata l’ultima volta che ho visto scendere le foglie sul mio viale e anche se cadranno ancora per mille stagioni, io non ci sarò più, a lasciarmele cadere addosso. Che me ne faccio di quel che resta della mia vita? Non posso più dire â��Ci vediamo domaniâ��. Io non ho domani. Il mio domani è una data precisa sul calendario, oltre la quale non c’è più nulla. Che cosa faccio adesso? Ci saranno persone che moriranno prima di me! Certo… migliaia! E allora? Questa è la vita: si nasce e si muore. E allora? Perché ci sto così male? Sono nato per morire e presto o tardi doveva succedere. E allora? Perché ci sto così male? Morirò… come tutti devono morire. No!…C’è una differenza! Io so quando! Non volevo vedere il mio futuro e invece l’ho visto. Avrei voluto morire dieci, venti anni fa, in un incidente, di infarto, annegato, ucciso… ma senza sapere quando sarebbe successo - Si ha l’impressione di essere eterni, di non dover morire mai, o che quel giorno sia così lontano nel tempo che né ci riguarda né ci appartiene. E questa è la vita: non conoscere quello che accadrà domani, e di conseguenza fare progetti, organizzare, programmare. E anche se tutti viaggiamo verso la stessa meta, anche se sappiamo che per molti è più vicina che per altri, nessuno vorrebbe mai saperne la data. Il brutto non è morire, è sapere quando. GR → 4 Commenti Inserito in Racconti Etichette cancro, domani, futuro, morire, morte, Racconti ← Post più vecchi Area Personale Registrati Collegati Voce RSS RSS dei commenti WordPress.com Commenti recenti Maddalena su Una notte sull’Ever…G-Lone su Una notte sull’Ever…Nessuno_01 su Una notte sull’Ever…G-Lone su Una notte sull’Ever…ombradiunsorriso su Una notte sull’Ever…G-Lone su Mai, per sempre.ombradiunsorriso su Mai, per sempre. Post recenti Una notte sull’Everest Mai, per sempre. In morte di una goccia di pioggia La carezza del mare La nevicata del ’56 Sotto un cielo di sale Senza domani Io scappo! Cuori perduti Il mio vento sottile di tramontana   marzo: 2012 L M M G V S D « feb      1234 567891011 12131415161718 19202122232425 262728293031   Antimisia’s Blog – Art. 21 My Gallery on Flickr More Photos Mici Story (Riservato) C’era una volta… (Riservato) L’ora della terra Moon Phase Fasi lunari Licenza Creative Commons G-Lone Blog Licenza Creative Commons This opera - G-Lone Blog - is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5 Italia License Blog Stats 20,488 le pagine visualizzate dal 5 novembre 2010 Humba Spam Blocked 165 spam comments blocked byAkismet Micia Sottoscrizione Email Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail. Join 9 other followers Disclaimer G-LONE BLOG non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. 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